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Presentazione del libro Gli Dei clandestini di Isabella Horn

novembre 18 @ 18:00 - 19:30

Con la forza vivente del mito, quasi fosse una rivelazione oltre l’umano, l’incipit mette in scena una teogonia, la storia di un’usurpazione che, senza soluzione di continuità, si trasforma d’incanto nell’incipit di una favola, a sua volta racconto della metamorfosi di un sogno, adombrato durante il percorso di una particolarissima autobiografia.
E’ mito ed è favola, ma, inaspettatamente, è storia di un’esistenza, del lato misterioso e occulto, del senso univoco e mai svelato, forse neppure a se stessi, di una vita.
L’ incipit, dunque, è quello di una visione teogonica, di un conflitto fra dèi, nel quale il dio unico e tiranno devasta e usurpa, rendendo esuli, nella sua sete di potere, le innumerevoli divinità che insieme rappresentano il soffio originario dell’anima mundi, inscindibile immanenza del sacro nella realtà tutta.
I numi fuggono, portando nel loro esilio canti e vibrazioni dell’universo primigenio.
L’uomo vanamente invoca una divinità a cui è del tutto indifferente, che, inebriata del proprio potere, impone terrore e guerre, innesta nel Bene i germi del male, annida i semi dell’angoscia e del peccato nell’innocenza originaria.
Il  mondo sembra ormai privo del proprio respiro, quando la visione mitica annuncia  l’avvento di una possibile rinascita:

.. una notte di luna

s’udirono sussurri richiami passi melodiosi

nell’erba, sul greto dei laghi, nelle vene del vento

I numi, dunque, tornano silenziosi dal loro esilio, sotto altri nomi e apparenze, come un fruscio appena evocato nel chiarore lunare. Loro compito è ridestare e salvare l’umanità, affinché ritrovi l’eterna sintonia con l’anima mundi, suggerendo, a chi sappia coglierlo, quel messaggio d’un altrove beato / dove il Nulla al Tutto alfine s’affratella.
Ed ecco che senza fratture, nel fluire continuo del racconto, nel mito si innesta la favola e con la favola la storia nuova di una bimba, il cui destino si forma nell’arcana oscurità del dicembre, nel profumo di spezie e agrumi che precedono il Natale nelle lande del Nord dell’Europa. La bambina ascolta stupita il racconto di folletti, di esseri alati e gentili e da quel momento diviene amica della notte, ne percepisce i segni, segue nell’oscurità le orme dell’invisibile e del mistero, visione proibita che a nessuno racconta.
Infanzia e adolescenza trascorrono fra letture, incontri, esperienze segretamente in ascolto della traccia incantatrice, mistero d’altrove, che trovano il loro apice in un’estate trascorsa nella Magna Grecia della Calabria, dove la fanciulla si immerge nella numinosità delle acque, fra dèi non più clandestini, dove tutto è puro senza peccata mundi né mea culpa.
Quasi un battesimo e insieme la rivelazione del destino di una vita: farsi viandante, sul sentiero dei  numi che si celano nella fragranza dei tigli, si annidano nella neve odorosa, nei labirinti dei boschi silenziosi.
I riferimenti al proprio vissuto sono scelti in funzione di  un’autobiografia della visione, sempre volta a cogliere, nella conoscenza, nella natura, nei Paesi visitati, negli eventi, l’eterna impronta che si manifesta / nel battito del cuore, che nel respiro sorge e tramonta.
L’ascolto dei numi avvolti nell’oblio, destinato ai pochi, si accompagna al rifiuto del gruppo, del tempo dettato da altri, in una sorta di esilio (che richiama quello degli dèi clandestini) dalla realtà effimera del quotidiano: essenziale è solo seguire il sogno, dono degli antichi numi. Essenziale è cogliere il balenare di un Oltre pagano, che sarà intuito con potente suggestione nei vicoli etruschi dell’amatissima Toscana, terra d’adozione.
Il racconto si svolge attraverso una scomposizione del tempo continua: il prima, il dopo, i luoghi, i familiari, gli incontri non seguono il passo della realtà, ma il disegno del soffio misterioso, che si insinua con penetrante impellenza nella dimensione più intima della protagonista.
E’ la visione, quella visione che nella maturità si fa riflessione e insiemeintelletto d’amore”.
Se l’ uomo è costituito dalla sostanza dei sogni, come canta il poeta, e plasmato di materia stellare, come sostiene la scienza, in che modo è possibile conciliare materia e sogno, vanità e essenziale, finitudine e eternità?  Il miraggio di un altrove, insito nella stessa essenza dell’uomo, appare sempre sfuggente, irraggiungibile, denso di nostalgia.
Ma ecco la chiave della possibile rinascita, del recupero del nome arcano degli dèi fuggiti, della numinosità dell’essere. Abbandonare il dare e l’avere, la brama di possesso e potere, la vanità delle cose, per cogliere, attraverso la bellezza un

senso o fine che vada oltre la vita

effimera e sostenga i fragili, vacillanti

tentativi di risuscitare i nomi dei numi

della bellezza sorelle:

Verità. Libertà. Giustizia

La bellezza, la poesia, possono finalmente attingere al sacro silenzio/ e dei suoi numi allo sguardo oltremondano. Quella poesia che la bimba della favola-vera avvertiva nel mormorio indistinto dei miti e nei profumi delle stagioni, effluvio misterioso degli dèi clandestini.
Abbiamo parlato, all’inizio, di un incipit mitico, a sua volta incipit di una favola, che si rivelerà essere, in realtà, il racconto autobiografico del disegnarsi sempre più compiuto della “visione”, per lungo tempo solo intuita, di una dimensione “altra”.
La conclusione, come in un gioco di spirali, coincide con un nuovo incipit, quello a cui tutto il testo tende e che si identifica con il senso stesso di una vita.
Come scivolando sulle acque del fiume-racconto, ci appare improvvisa l’immagine di una stazione, la stazione di Santa Maria Novella, a Firenze, dalla quale inizia la scelta consapevole dell’autrice di aderire al proprio destino di ricerca poetica: essere un viandante clandestino dell’esistenza, clandestino come gli dèi e proprio per questo più vicino a loro, esiliato dalla quotidiana fiera delle vanità e dalle brutture del mondo, per tentare di  dire il nondetto, di recupere degli dèi banditi i nomi veraci.

In una continua sfida d’amore d’uno scrivere che, per i suoi stessi intenti, non può che essere sempre incompiuto.

                                                             Cristina Morandi

 

 

 

 

 

Dettagli

Data:
18 novembre 2019
Time:
18:00 - 19:30
Categoria Evento: